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XIII Congresso Cisl Trasporti Lazio, “Produttività, retribuzioni e organizzazione: tra ricerca di senso e benessere aziendale”. Dibattito sul lavoro, oggi

“C’è un treno della produttività da far ripartire, specie in Italia. E questa ripartenza può concretizzarsi solo se ancorata a un nuovo patto sociale fondato sulla valorizzazione delle persone: non possono esserci miglioramenti senza la flessibilità e l’agilità necessaria per adattarsi ai mercati, alle variazioni della domanda e delle condizioni di produzione che solo i lavoratori possono garantire, veri padroni del ciclo produttivo, da cui non devono essere esclusi in nome dell’automazione”.

Lo ha detto il segretario generale della Fit-Cisl Lazio, Marino Masucci, rileggendo un passo conclusivo della sua relazione per il XIII Congresso della Fit-Cisl del Lazio, in corso oggi al Th Roma – Carpegna Palace Hotel e introducendo la tavola rotonda Produttività, retribuzioni, organizzazione: tra ricerca di senso e benessere aziendale, a cui hanno preso Francesco Delzio, direttore del Master in Relazioni Istituzionali e Human Capital alla Luiss Business School e autore del libro “L’era del lavoro libero”; Anna Maria Ponzellini, sociologa del lavoro, esperta sui temi delle relazioni industriali e dell’organizzazione delle politiche del lavoro; Leonello Tronti, professore dell’Università Roma 3 e Rosita Zucaro, ricercatrice Inapp.

Nel corso della tavola rotonda, il lavoro e le sue trasformazioni, il suo significato, le sue potenzialità e le sue prospettive sono state analizzate sotto diversi profili: Delzio ha in particolare sottolineato le trasformazioni intervenute nel corso degli ultimi anni; da Anna Maria Ponzellini un focus sul tempo e lo spazio mutati, nell’epoca dell’innovazione digitale, mentre Tronti ha svolto una riflessione sulle dinamiche salariali e Rosita Zucaro si è concentrata sul diritto a un equilibrio vita-lavoro.

“Riteniamo fondamentale – ha spiegato Masucci – che l’interesse e il benessere delle persone tornino a essere temi centrali, da affrontare con strumenti antichi e anche con modalità inedite. Il sindacato deve, dunque, rilanciare il suo ruolo di agente salariale: se,  come sostiene Mario Draghi, nel nuovo contesto geopolitico, l’Europa economica può rilanciarsi riattivando la domanda interna e ponendo fine al primato dell’export sostenuto da una politica di bassi salari, questo cambio di binario non può che essere sostenuto da forti investimenti. Investimenti in cui la variabile salariale rappresenta, appunto, il fattore determinante, come ci ha spiegato l’economista Silos Labini, proprio per favorire l’innovazione e la giusta transizione.

Produttività, buona occupazione e buon lavoro sono vere e proprie condizioni di sostenibilità”.

 

 

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