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Marino Masucci (Fit-Cisl Lazio) interviene  alla presentazione del libro “Liberare Roma”: “Necessario un contratto sociale per la rinascita  della Capitale”

“Tre i temi più importanti: le disuguaglianze sociali tra centro e periferia, le problematiche giovanili e il bisogno di un’alleanza lungimirante tra i soggetti collettivi”

“Sono tre i temi principali del libro ‘Liberare Roma’, di Francesco Delzio, che intendo sottolineare: innanzitutto, la dettagliata descrizione delle diseguaglianze presenti all’interno dell’Urbe, e la sostanziale differenza tra il centro e le periferie, i cui abitanti, talvolta, sono definiti dall’autore ‘prigionieri urbani’. In questo senso, sono importanti le iniziative di rigenerazione urbana che sta mettendo in campo la Regione, con una serie di investimenti dedicati, ed è altrettanto fondamentale disegnare una mobilità democratica. In secondo luogo, è allarmante la descrizione della situazione giovanile, analizzata sia in termini di occupazione che di istruzione: è questa la categoria su cui si deve investire di più per un futuro migliore. In ultimo, l’elemento più importante è a mio parere la proposta che viene avanzata: quella di un contratto sociale”.

E’quanto ha sottolineato il Segretario Generale della Fit-Cisl del Lazio, Marino Masucci, intervenendo al webinar di presentazione del libro del manager, intellettuale e docente universitario Francesco Delzio, aggiungendo che  “è fondamentale mettere in campo  un’alleanza per Roma tra tutti i soggetti collettivi – sindacati, istituzioni, imprese – che non soltanto ‘liberi’ le ricchezze  e le energie di Roma, ma che costruisca una Capitale degna di questo nome. Non ci si deve continuare a soffermare sulla ricerca di ‘colpevoli’, o perdersi in oziosi rimpalli di responsabilità. Questa pandemia può rappresentare un importante momento di svolta, per far sì che tutti partecipino alla rinascita di una città che custodisce patrimoni inestimabili, sotto ogni profilo, da quello artistico a quello culturale”.

“Per quanto riguarda i lavoratori delle grandi aziende romane – conclude – ci sentiamo di sottolineare che molto spesso rappresentano i ‘capri espiatori’, l’anello debole di situazioni mal gestite a monte: mi riferisco alla scarsa lungimiranza e capacità manageriale che spesso abbiamo riscontrato, nonché a ripetuti cambi di vertice a cui abbiamo assistito.  I malfunzionamenti e disservizi difficilmente possono essere attribuititi alle attività di persone che, il più delle volte, prestano le loro attività per stipendi peraltro minimi, ma hanno origine altrove”.

 

 

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